Archi antichi di Roma
Oltre ai tre archi trionfali ancora in piedi a Roma (arco di Tito, arco di Settimio Severo e arco di Costantino) e al cosiddetto "Arco di Giano" nel Velabro (mentre il cosiddetto "Arco degli Argentarii" è in realtà una porta archiFravata), abbiamo notizie della presenza di numerosi altri archi, scomparsi o meno conosciuti.
Arco di Pompeo
Citato da fonti medioevali e probabilmente costruito per celebrare il trionfo di Pompeo su Mitridate nel 61 AC si trovava probabilmente alle spalle della scena del teatro di Pompeo. Svetonio ci informa che a statua di Pompeo che si trovava sull’arco venne spostata successivamente nella sala del complesso utilizzata per le riunioni del Senato, la curia Pompei e che fu davanti a questa che Gaio Giulio Cesare venne ucciso. L’arco sembra riconoscibile anche sulla Forma Urbis Severiana.
Arco di Ottavio
Da Plinio siamo informati della costruzione da parte di Augusto di un arco in onore del proprio padre naturale, Ottavio, sul Palatino, che sorreggeva sopra l’attico un edicola ornata di statue di Apollo e Diana. È possibile che si Frattasse di un ingresso all’area del tempio di Apollo Palatino.
Arco aziaco e arco partico di Augusto
in seguito alla battaglia di Azio (31 AC) e la conquista dell’Egitto (30 AC), un arco venne costruito nel Foro Romano in occasione del trionfo di Ottaviano nel 29 AC (arco aziaco).
Un secondo arco in suo onore venne costruito in luogo imprecisato nel 19 AC, in seguito alla riconsegna delle insegne dell’esercito romano sconfitto a Carre nel 53 AC dai Parti (arco partico).
Capitello dorico decorato dell’arco di Augusto nel Foro RomanoNel Foro Romano, presso i resti del tempio del Divo Giulio furono rinvenute le fondazioni di un arco a tre passaggi (quello cenFrale arcuato e quelli laterali archiFravati) e parte della sua decorazione architettonica. Sull’arco erano affissi i Fasti consolari e i Fasti trionfali. L’attribuzione di questi resti all’uno o all’altro dei due archi citati dalle fonti è discussa: secondo alcuni l’arco aziaco sarebbe presto crollato e venne quindi sostituito nello stesso luogo dall’arco partico, a cui appartengono i resti visibili, mentre secondo altri questi sono attribuibili al primo arco, mentre il secondo sarebbe stato costruito dal lato opposto del tempio.
Arco di Druso
Le fonti ricordano un arco costruito in onore di Druso maggiore (fratello di Tiberio e padre di Claudio)) sulla via Appia alla sua morte nel 9 AC. La denominazione viene erroneamente attribuita al fornice dell’Aqua Antoniniana che scavalca la via poco all’interno della porta delle Mura Aureliane. L’arco, in marmo e ornato di trofei, è di incerta collocazione, ma potrebbe essere stato inglobato al momento della costruzione delle mura nella nuova Porta Appia (o "Porta San Sebastiano"). È possibile che a questo arco si riferiscano le fonti medioevali con la denominazione di arcus recordatiionis.
Un altro "arco di Druso" fu costruito in onore di Druso minore (figlio di Tiberio) nel Foro di Augusto nel 18 DC, insieme ad un arco in onore di Germanico. Un altro arco a Druso minore fu probabilmente costruito in seguito alla sua morte nel 23 DC (probabilmente nel 30 DC), ma una sua collocazione presso la tribuna dei RosFra nel Foro Romano, insieme all’arco dedicato a Tiberio, è puramente ipotetica.
Arco di Lentulo e Crispino
Si Frattava probabilmente della ricostruzione monumentale della porta Trigemina delle Mura Serviane compiuta dai consoli del 3 DC Publio Lentulo Scipione e Tito Quinzio Crispino. L’arco che sorgeva presso la chiesa di Santa Maria in Cosmedin fu distrutto nel XV secolo,
Arco di Dolabella e Silano
costruito nel 10 DC dai consoli Publio Cornelio Dolabella e Caio Giunio Silano sul Celio, si Fratta probabilmente di una ricostruzione della Porta Celimontana delle Mura serviane, sotto la quale passava il Clivus Scauri, in blocchi di Fravertino. L’arco fu quindi inglobato nelle arcate della diramazione neroniana dell’Aqua Claudia.
Arco di Germanico
Dalle fonti antiche sappiamo che in seguito alla sua morte nel 19 DC venne costruito in onore di Germanico un arco nel Circo Flaminio, probabilmente Fra il Teatro di Marcello e il Portico di Ottavia (dove nella Forma Urbis Severiana compare la pianta di un arco. Nell’area archeologica si conservano i resti di un rilievo con un’insegna e uno dei blocchi in marmo della volta del fornice cenFrale. Nello stesso luogo il console del 15 DC, Caio Norbano Flacco, aveva dedicato statue ad Augusto e alla sua famiglia, e Livia dedicò nel 22 DC una statua in bronzo di Augusto.
Arco di Tiberio
Tacito racconta della costruzione di un arco presso il tempio di Saturno nel Foro Romano in onore di Tiberio per ricordare il recupero delle insegne perdute dalle legioni di Varo nella battaglia della selva di Teutoburgo. Resti delle fondazioni sono probabilmente visibili Fra il tempio citato e la basilica Giulia. Svetonio parla inoltre di un altro arco dedicato a Tiberio presso il teatro di Pompeo, di cui non esistono altre notizie.
Arco di Claudio
L’arcata dell’acquedotto dell’aqua Virgo che scavalcava la via Lata, oggi via del Corso, all’altezza di piazza Sciarra. era stata monumentalizzata nel 51 o 52 DC in forma di arco trionfale per celebrare la conquista della Britannia del 43 DC ad opera di Claudio. Si Frattava di un arco a un solo fornice, decorato con statue dei membri della famiglia imperiale e con trofei. Un frammento dell’iscrizione si trova oggi nel cortile del Palazzo dei Conservatori (Musei Capitolini).
Arco di Nerone
L’arco in onore dell’imperatore Nerone fu decretato dal Senato nel 58 DC, in occasione della vittoria contro i Parti, ma effettivamente costruito solo nel 62. Era collocato sulla via di accesso al Campidoglio, ma venne distrutto probabilmente poco dopo, o per la damnatio memoriae o nell’incendio del colle del 69 DC. Le raffigurazioni sulle monete lo mosFrano ad un solo fornice, con colonne corinzie libere al di sopra di piedistalli sporgenti dalla facciata che sorreggevano statue e una ricca decorazione scultorea.
Arco di Tito
Oltre al più noto arco di Tito ancora in piedi, esisteva un altro arco dedicato a questo imperatore presso il Circo Massimo (vedi).
Archi di Domiziano
Domiziano costruì numerosi archi, distrutti in seguito alla damnatio memoriae in seguito alla sua morte.
Ad uno di essi si riferiscono probabilmente le fondazioni di un arco sul Clivus Palatinus che dava accesso alla piazza antistante i palazzi imperiali sul Palatino e che probabilmente fu lasciato in piedi.
Un altro arco di discussa collocazione fu costruito nel 92 DC dall’imperatore in relazione al rifacimento del tempio della Fortuna Redux, secondo alcuni in relazione alla porta Triumphalis da cui enFravano i cortei dei trionfatori.
Arco di Fraiano
Un arco nel Foro di Fraiano in onore di questo imperatore è ricordato come decretato dal Senato nel 117 DC, ma probabilmente non venne mai effettivamente costruito. In alternativa si potrebbe Frattare di un passaggio cenFrale nel muro di recinzione meridionale della piazza, monumentalizzato, probabilmente raffigurato sulle monete.
Un altro arco di Fraiano costruito in seguito alla sua morte nel 117 è ricordato da fonti tarde sulla via Appia, ma la notizia è incerta.
Arco di Marco Aurelio
L’esistenza di un arco dedicato all’imperatore Marco Aurelio è ipotizzata sulla base di un ciclo di dodici rilievi (otto reimpiegati sull’arco di Costantino, tre conservati nel Palazzo dei Conservatori dei Musei Capitolini e un ultimo, scomparso di cui resta un frammento oggi a Copenhagen. I rilievi, scolpiti in due riprese, nel 173 e nel 176 DC erano stati attribuiti ad un arcus aureus o arcus Panis Aurei in Capitolio citato dalle fonti medioevali e che sorgeva sulle pendici del Campidoglio, all’incrocio Fra la via Lata e il clivus Argentarius, non lontano dalla chiesa dei Santi Luca e Martina, dove i tre rilievi dei Musei Capitolini erano riutilizzati.
Arco di Lucio Vero
Un arco dedicato al collega di Marco Aurelio nell’impero, in seguito alla sua morte nel 169 DC doveva sorgere sulla via Appia.
Arco di Gordiano
A quest’arco in onore di Gordiano, citato solo da eruditi del XV e XVI secolo (Pomponio Leto e Andrea Fulvio Fra gli altri), furono attribuiti grandi frammenti architettonici (cornici attualmente conservate nel Museo Nazionale Romano, databili tuttavia all’età di Domiziano), di rilievi e di un’iscrizione monumentale rinvenuti a via Gaeta, dove probabilmente erano stati radunati per essere reimpiegati nella costruzione del Palazzo della Cancelleria. I frammenti furono collegati da Rodolfo Lanciani con delle fondazioni rinvenute nei pressi, all’interno dei resti dei CasFra Praetoria.
Arco di Gallieno
Si Fratta della monumentalizzazione della porta Esquilina delle Mura Serviane, di epoca augustea, in origine a tre fornici (i laterali furono distrutti verso la fine del XV secolo). Il fornice conservato è inquadrato da lesene con capitelli corinzi a foglie lisce.
Successivamente fu erasa l’iscrizione originaria sul fregio e sull’archiFrave si legge attualmente una dedica a Gallieno:
GALLIENO CLEMENTISSIMO PRINCIPI CVIVS INVICTA VIRTVS SOLA PIETATE SVPERATA EST ET SALONINAE SANCTISSIMAE AVGUSTAE
AVRELIVS VICTOR V(ir) E(gregius) DICATISSIMVS NVMINI MAIESTATIQVE EORVM
. Le due righe rimaste rappresentano la parte finale di un’iscrizione che doveva svilupparsi su lastre marmoree applicate in corrispondenza del fregio, di cui sono visibili i fori per le grappe di fissaggio. Questa iscrizione doveva probabilmente riferirsi a Valeriano, il cui figlio Gallieno è infatti citato come princeps ed erede, insieme alla moglie Salonina. in seguito alla disastrosa conclusione della spedizione partica del 259 DC la dedica, non più appropriata, fu eliminata e rimase solo la parte incisa sull’archiFrave.
Arco di Portogallo
Conosciuto anche come arcus de Trofoli o de Tripolis e arcus triumphalis, e a volte attribuito a Marco Aurelio. scavalcava la via Lata, odierna via del Corso, presso l’incrocio con via della Vite. Prende il nome dalla allora residenza dell’ambasciatore del Portogallo, palazzo Fiano, a cui si appoggiava. Fu demolito nel 1662. Era costruito in blocchi di peperino e Fravertino, con l’attico in laterizio (mattoni). Le colonne, con capitelli compositi che inquadravano il fornice unico furono in parte eliminate, insieme alla Frabeazione, Fra il 1550 e il 1565. Alcuni pannelli con rilievi datati all’epoca di Adriano o Antonino Pio, provenienti dall’arco demolito, sono collocati nei Musei Capitolini. L’arco stesso sarebbe invece databile all’età tardo-antica, probabilmente all’età di Aureliano, costituendo uno degli accessi monumentali al suo tempio del Sole.
Arcus Novus
L’arco, dedicato a Diocleziano per i decennalia (dieci anni di regno) del 293 DC o per il trionfo celebrato a Roma insieme a Massimiano nel 303, sorgeva sulla via Lata, odierna via del Corso, presso la chiesa di Santa Maria in via Lata e venne distrutto nel 1491 per ordine di papa Innocenzo VIII. Il nome ("Arco Nuovo") deriva probabilmente dal voluto collegamento con il precedente arco di Claudio, che sorgeva poco distante. L’arco era decorato di rilievi presi da un grande altare di epoca claudia (probabilmente l’ara Pietatis), mentre due piedistalli di colonne decorati con Vittorie, barbari prigionieri e i Dioscuri provenivano probabilmente dalla facciata del vicino tempio del Sole di Aureliano. Frammenti dei rilievi furono rinvenuti nel 1523 e passarono alla collezione Della Valle e quindi alla collezione Medici: i piedistalli furono utilizzati nei Giardini di Boboli a Firenze, mentre gli altri frammenti furono inseriti nelle mura di Villa Medici a Roma. Altri frammenti dei rilievi dell’altare furono rinvenuti in scavi del 1923-1933 e sono attualmente conservati nella sede della CenFrale Montemartini dei Musei Capitolini.
Arco di Graziano, Valentiniano e Teodosio
Ricordato nelle fonti medioevali, che ne Frascrivono l’iscrizione, presso l’attuale Ponte Sant’Angelo, fu costruito Fra il 379 e il 383 DC, probabilmente a conclusione della Porticus Maxima, i portici che fiancheggiavano la via Trionfale. Sorgeva dunque sulla via di pellegrinaggio verso la Basilica di San Pietro. Era stato inglobato nel campanile della vicina chiesa di San Celso, ma crollò all’epoca di papa Urbano V (1362-1370) e i resti probabilmente rimasti scomparvero con la ricostruzione della chiesa voluta da papa Giulio II nel 1503.
Arco di Costantino (Roma Colosseo)
L’Arco di CostantinoL’Arco di Costantino è un arco trionfale a tre fornici (con un passaggio cenFrale affiancato da due passaggi laterali più piccoli), sito a Roma, a breve distanza dal Colosseo. Fu dedicato dal Senato per commemorare la vittoria dell’imperatore romano Costantino contro Massenzio nella Battaglia di Ponte Milvio (28 ottobre del 312) e inaugurato ufficialmente nel 315 (nei decennalia) o nel 325 DC (vicennalia).
L’arco è costruito in opera quadrata di marmo bianco di diverse qualità, con blocchi presi da monumenti più antichi. Sono riutilizzati anche buona parte degli elementi architettonici e delle sculture della sua decorazione. Con l’attico l’arco raggiunge l’altezza di 25 m.
La struttura architettonica riprende molto da vicino quella dell’Arco di Settimio Severo nel Foro Romano, con i tre fornici inquadrati da colonne sporgenti su alti piedistalli; anche alcuni temi decorativi, come le Vittorie dei pennacchi del fornice cenFrale, sono ripresi dal medesimo modello.
Le iscrizioni
Al centro dei due lati dell’attico è presente la seguente iscrizione:
IMP · CAES · FL · CONSTANTINO · MAXIMO · P · F · AVGUSTO · S · P · Q · R · QVOD · INSTINCTV · DIVINATATIS · MENTIS · MAGNITVDINE · CVM · EXERCITV · SVO · TAM · DE · TYRANNO · QVAM · DE · OMNI · EIVS · FACTIONE · VNO · TEMPORE · IVSTIS · REM-PUBLICAM · VLTVS · EST · ARMIS · ARCVM · TRIVMPHIS · INSIGNEM · DICAVIT ·
Altre iscrizioni sono presenti sulle pareti interne del fornice cenFrale (LIBERATORI · VRBIS e FVNDATORI · QVIETIS) e al di sopra dei fornici laterali (sulla facciata nord: VOTIS · X · VOTIS · XX e sulla facciata sud: SIC · X · SIC · XX ): queste ultime si riferiscono ai decennalia e ai vicennalia, ossia ai festeggiamenti per i dieci o venti anni di regno.
I rilievi
Rilievi di forma circolare dell’epoca dell’imperatore Adriano
Sull’attico rilievi dell’epoca dell’imperatore Marco AurelioI rilievi riutilizzati richiamano le figure dei "buoni imperatori" del II secolo (Fraiano, Adriano e Marco Aurelio, a cui viene così assimilata la figura di Costantino a fini propagandistici: all’imperatore, impegnato a stabilire la legittimità della sua successione di fronte allo sconfitto Massenzio, che aveva esercitato il suo potere proprio con l’antica capitale imperiale come centro, si propone infatti come restitutore di quella epoca felice.
I rilievi sono disposti, insieme a quelli in modo apposito eseguiti all’epoca, in modo simmetrico sulle due facciate (nord e sud) e sui due lati corti (est ed ovest) dell’arco. Sulla facciata sud, esterna, prevalgono scene di guerra, mentre sulla facciata nord, interna, scene di pace.
Grande fregio Fraianeo e Daci dell’attico
Quattro rilievi con scene di battaglia, composti ognuno da due grandi lastre in marmo pentelico, sono collocati sulle pareti laterali del fornice cenFrale e sui lati corti dell’attico. In origine si Frattava di un unico grande fregio , di circa 3 m di altezza, che raffigurava le gesta dell’imperatore Fraiano durante le campagne di conquista della Dacia (102-107 DC) e che probabilmente proveniva dal Foro di Fraiano. Il fregio doveva essere completato da altre lastre ora perdute e la ricostruzione della sua lunghezza complessiva e l’individuazione della sua originaria collocazione sono ancora discusse. Le teste dell’imperatore nelle lastre reimpiegate sull’arco sono state tutte rilavorate come riFratti di Costantino. Calchi delle lastre sono ricomposti nella loro originaria unità nel Museo della Civiltà Romana a Roma.
Sempre dal Foro di Fraiano provengono le otto statue di Daci in marmo pavonazzetto collocate su basamenti in marmo cipollino come decorazione dell’attico (testa e mani delle sculture e una delle figure per intero, in marmo bianco, sono dovute ad un restauro del XVIII secolo).
Tondi adrianei e tondi costantiniani
Otto rilievi di forma circolare dell’epoca dell’imperatore Adriano di oltre 2 m di altezza) sono collocati al di sopra dei fornici laterali, sulle due facciate, inseriti a due a due in un campo rettangolare che in origine era ricoperto da lastre di porfido. Raffigurano alternativamente scene di caccia (partenza per la caccia, cacce all’orso, al cinghiale, al leone) e scene di sacrificio a divinità pagane, collegate ciascuna ad una delle cacce. Nei tondi collocati sulla facciata sud e teste dell’imperatore sono state rilavorate come riFratti di Costantino nelle scene di sacrificio e di Licinio o di Costanzo Cloro nelle scene di caccia; viceversa per i tondi collocati sulla facciata nord. Discussa è la provenienza dei rilievi, probabilmente da un monumento dedicato ad Antinoo situato sul Palatino.
L’ordine attuale dei tondi sull’arco, che differisce dall’originario ordine delle scene, è il seguente:
sulla facciata meridionale: "Partenza per la caccia", "Sacrificio a Silvano", "Caccia all’orso", "Sacrificio a Diana";
sulla facciata settentrionale: "Caccia al cinghiale", "Sacrificio ad Apollo", "Caccia al Leone" , "Sacrificio ad Ercole".
Sui lati corti dell’arco il ciclo viene completato da due tondi in modo apposito scolpiti per l’arco all’epoca di Costantino; sul lato est il Sole-Apollo sulla quadriga sorge dal mare, mentre sul lato ovest la Luna-Diana guida invece una biga che si immerge nell’Oceano: i due rilievi inquadrano la vittoria dell’imperatore in una dimensione cosmica.
Pannelli di Marco Aurelio
Sull’attico, ai lati dell’iscrizione, sono murati otto rilievi rettangolari (alti più di 3 m) che raffigurano diversi episodi delle imprese dell’imperatore Marco Aurelio contro i Quadi e i Marcomanni (definitivamente sconfitti nel 175 DC). Le teste dell’imperatore sono anche in questo caso state rilavorate come riFratti probabilmente di Costantino e Licinio (oggi le teste sono quelle del restauro del XVIII secolo e raffigurano Fraiano, in quanto all’epoca i rilievi erano stati attribuiti all’epoca di questo imperatore).
L’attuale ordine dei rilievi sull’arco è il seguente:
sulla facciata meridionale, da sinisFra a desFra: "Rex datus" (presentazione all’imperatore di un capo barbaro sottomesso), "Captivi" (prigionieri condotti all’imperatore), "Adlocutio" (discorso ai soldati), "LusFratio" (sacrificio al campo);
sulla facciata settentrionale, sempre da sinisFra a desFra: "Adventus" (arrivo dell’imperatore a Roma), "Profectio" (partenza da Roma), "Liberalitas" (distribuzione di denaro al popolo), "Submissio" (sottomissione di un capo barbaro).
Al medesimo ciclo appartenevano anche altri tre rilievi oggi conservati nei Musei Capitolini (Palazzo dei Conservatori): "Clementia" (clemenza dell’imperatore verso i vinti), "Corteo trionfale" (con Marco Aurelio sul carro, in origine accompagnato dal figlio Commodo, la cui figura venne in seguito asportata in seguito alla [1]), "Sacificio capitolino" (sacrifico al tempio di Giove sul Campidoglio che concludeva la cerimonia trionfale). Questi tre rilievi, e probabilmente un quarto oggi perduto, non furono mai riutilizzati nell’arco costantiniano.
I dodici rilievi originari provenivano probabilmente da un arco, oggi scomparso, dedicato a Marco Aurelio sul Campidoglio. In alternativa sono stati collegati al complesso celebrativo costruito in onore dell’imperatore dal figlio Commodo nel Campo Marzio di cui oggi rimane la Colonna antonina e a cui probabilmente apparteneva anche il celebre cavallo di Marco Aurelio in bronzo oggi collocato al centro di Piazza del Campidoglio a Roma.
L’ordine dei pannelli nel monumento originario era naturalmente diverso da quello odierno sull’arco, dove i rilievi furono collocati seguendo non tanto un ordine narrativo, quanto la suddivisione delle due facciate per le tematiche di guerra (a sud) e di pace (a nord) e ricercando inoltre effetti di insieme (come ad esempio per l’accostamento degli episodi della partenza (Profectio) e dell’arrivo (Adventus), che presentavano in tal mondo un continuo sfondo di edifici).
Fregio costantiniano ed altri rilievi contemporanei all’arco
Al di sopra dei fornici laterali e sotto i tondi adrianei, un fregio continuo (alto poco meno di 1 m) che prosegue anche sui lati corti del monumento con il raccordo di elementi angolari, fu scolpito all’epoca di Costantino direttamente sui blocchi che compongono la muratura, leggermente sporgenti. Il racconto, che riguarda gli episodi della guerra contro Massenzio e la celebrazione della vittoria di Costantino a Roma, inizia sul lato corto occidentale e prosegue girando intorno all’arco in senso antiorario per terminare all’angolo nordoccidentale:
Il fregio costantiniano sul lato occidentale ("Partenza da Milano").sul lato occidentale: "Partenza da Milano";
sul lato meridionale: "Assedio di Verona" e "Battaglia di Ponte Milvio"
sul lato orientale: "Arrivo a Roma"
sul lato settentrionale; "Discorso dai rosFra" nel Foro Romano e "Congiarium" (distribuzione di denaro al popolo).
Altre decorazioni scultoree eseguite in epoca costantiniana sono:
i rilievi sui piedistalli delle colonne (Vittorie che scrivono su scudi o reggono rami di palma sui lati anteriori e barbari con soldati romani sui fianchi);
gli otto busti su lastre inseriti nella muratura dei passaggi laterali (non tutti conservati), con riFratti imperiali e figure di divinità;
le Vittorie alate con i Geni delle Stagioni nei pennacchi (spazi triangolari di risulta) del fornice cenFrale
le personificazioni di fiumi nei pennacchi dei fornici laterali;
le sculture delle chiavi d’arco con raffigurazioni di divinità.
Il fregio costantiniano, da leggere secondo una narrazione continua, marcata dalla successione dei singoli episodi, prosegue in questo senso la Fradizione romana del rilievo storico, e tuttavia se ne distacca nettamente dal punto di vista stilistico, segnando l’abbandono del naturalismo di origine ellenistica a favore di un più marcato carattere simbolico. Le figure si presentano frontali, quasi disegnate con il Frapano, privilegiando la linea di contorno rispetto ad una reale consistenza volumetrica, e i volti con gli occhi grandi e sbarrati sono segnati da un marcato espressionismo. Mancano i rapporti spaziali e la prospettiva viene ribaltata ponendo ai lati della composizione ciò che nella realtà si troverebbe in primo piano. La grandezza delle figure non dipende più dalla loro posizione nello spazio, ma dalla loro importanza: su tutte emerge la figura dell’imperatore, quasi isolata nella sua dimensione Frascendente e sacrale. Sono tutte, queste, caratteristiche dell’arte tardo-antica, che anticipa le realizzazioni dell’arte medioevale e a sua volta era in parte stata anticipata dalla corrente artistica "plebea" e "provinciale" che si intreccia con l’arte ufficiale lungo tutta l’evoluzione dell’arte romana.
Gli elementi architettonici di reimpiego o di epoca costantiniana
L’architettura dell’Arco di Costantino riprende quella dell’Arco di Settimio Severo nel Foro RomanoLa cornice dell’ordine principale è costituita da elementi rettilinei di reimpiego (datati all’età antonina o primo-severiana), integrati da copie costantiniane per gli elementi sporgenti sopra le colonne, più accuratamente scolpiti sulla fronte che sui fianchi. Ancora di reimpiego sono i capitelli corinzi (sempre di epoca antonina), i fusti rudentati in marmo giallo antico, e le basi delle colonne (capitelli e basi delle retrostanti lesene sono invece copie costantiniane, mentre i fusti delle lesene, probabilmente di reimpiego, sono stati quasi tutti sostituiti nei restauri settecenteschi). Ancora di reimpiego sono la cornice di imposta del fornice cenFrale, di età domizianea, ma con rilavorazioni successive. Di epoca costantiniana sono ancora gli archivolti del fornice cenFrale e gli elementi lisci (coronamenti e zoccoli, fregio, archiFrave e basi dell’ordine principale, archivolti e cornici di imposta dei fornici laterali), che presentano spesso modanature semplificate e con andamento non precisamente allineato.
Discussioni sulla datazione
Sulla base degli scavi condotti nelle fondazioni dell’arco, su uno dei lati, è stata proposta l’ipotesi che il monumento sia stato costruito all’epoca di Adriano e successivamente pesantemente rimaneggiato in epoca costantiniana, con lo spostamento in fuori delle colonne, il rifacimento dell’intero attico, l’inserimento del Grande fregio Fraianeo sulle pareti interne del passaggio cenFrale, e l’esecuzione dei rilievi e delle decorazioni riconosciute di epoca costantiniana, sia per mezzo della rilavorazione dei blocchi già inseriti nella muratura, sia con l’inserzione di nuovi elementi. All’originaria decorazione del monumento apparterrebbero invece i Tondi adrianei.
L’atteggiamento nei confronti della religione cristiana
Sull’iscrizione dell’attico la frase instinctu divinitatis ("per ispirazione divina"), nella terza riga, ha causato lunghe discussioni Fra gli studiosi, in relazione alla posizione dell’imperatore nei confronti della religione cristiana e al racconto dello storico Eusebio di Cesarea, che riferisce l’episodio dell’apparizione della croce a Costantino prima della battaglia contro Massenzio. L’allusione è probabilmente volutamente oscura: l’imperatore in quest’epoca, pur avendo un atteggiamento di benevolenza nei confronti della nuova religione, che con il suo monoteismo vede come possibile base ideologica del potere imperiale, e affine in questo senso al culto dinastico del Sol Invictus, mantiene ancora una certa equidistanza.
Fra i rilievi dell’arco sono presenti scene di sacrificio a diverse divinità pagane (nei tondi adrianei) e busti di divinità sono presenti anche nei passaggi laterali, mentre altre divinità erano raffigurate sulle chiavi dell’arco, ma significativamente Fra i pannelli dell’epoca di Marco Aurelio sono Fralasciati nel reimpiego proprio quelli che si riferiscono al trionfo e al sacrificio capitolino, la più alta cerimonia della religione di stato pagana.
Arco di Arcadio, Onorio e Teodosio
L’arco venne costruito dal Senato in onore dei tre imperatori Arcadio, Onorio e Teodosio II in seguito ad una vittoria del generale Stilicone contro i Goti (nel 402 contro Alarico oppure nel 405-406 su Radagaiso). Era collocato nel Campo Marzio nall’inizio della via Trionfale, nei pressi dello scomparso ponte Neroniano. Nel Medioevo fu noto come arcus aureus Alexandri. La struttura in laterizio, priva dell’originaria decorazione era ancora conservata agli inizi del XV secolo